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L'orologio N.10 di Orologiko è stato rubato

Abbiamo saputo che a Giuseppe alias +entusiasta gli è arrivato il suo pacco spedito assicurato che doveva contenere l'orologio con assegnazione n.10 di Orologiko VUOTO.
Hanno fregato l'orologio di Giuseppe e richiuso il pacco con scotch marchiato Poste Italiane.

Ogni commento è superfluo...o meglio...ora che il delinquente cercherà che " marchio " sia Orologiko... vedrà l'amore e la passione per l'orologeria che abbiamo qui tra noi...
ma non potrà capire l'amore e l'umanità che il gruppo di WhatsApp degli assegnatari dell'orologio ha espresso in solidarietà a Giuseppe
Caro amico dalla manina lunga...il NON TUO orologio n.10 verrà denunciato per furto. Collezionisticamente non varrà più nulla perché l'hai rubato e lo invalidiamo.
Goditi lo scandire delle sue ore... consapevole che nella tua azienda non tutti lavorano come te e tu non meriti di lavorare per loro.
Per Giuseppe stiamo già studiando la migliore soluzione. (Asiazzurra)

e io masterbeat vorrei aggiungere con ironia ma neanche tanta:

(dal motorino di Albanese con leggera modifica)


Al fetente che ha rubato l'orologio del nostro Giuseppe vorrei dire:

Sappi che quello non era il tuo orologio. Tu puoi nasconderlo, puoi riverniciarlo, puoi raschiare la cassa, puoi venderlo e tenertelo, puoi farci ciò che vuoi , ma resta sempre l'orologio di Giuseppe.
E a ricordarlo saranno le nostre maledizioni .....forever.....
Le maledizioni si attaccheranno alle lancette di quell'orologio , sulla corona e sotto il coperchio, nel vetro posteriore e in quello anteriore , cosicché si offuschino in una notte tutta buia, quando ti servirà controllare l'ora, perdendo uno dei più importanti appuntamenti della tua vita, proprio quando avresti potuto diventare ricco, le lancette si fermeranno all'improvviso e quando ti accorgerai sarà troppo tardi, la banca ti avrà pignorato la casa e tutto ciò che ci sta dentro.
Ti sorgerà il tremendo dubbio che qualcuno ti abbia maledetto....................le maledizioni si attaccheranno alla corona che salterà via mentre stai cercando disperatamente di rimettere l'ora e ti farà pentire di esserti solo interessato ai cazzi non tuoi..
In più prego Madre Natura di infradiciarti di grappoli di emorroidi, di farti sputare sangue appena alzato, di spappolarti gradualmente il fegato e di farti sordo muto ma non per sempre minchia, muto ma non per sempre : che la voce ti venga sporadicamente e per pochi secondi nei quali tu spari delle cazzate immani. Era di Giuseppe quell'orologio, cornutazzo !
T'accechi un occhio e ti renda daltonico l'altro, ti doti di un olfatto dove ovunque tu percepisca odore di merda, che ti doti di una gobba e se già ce l'hai che la accentui, cosicché l'unica cosa che tu riesca a vedere siano i tuoi coglioni.
Ed infine che uno stormo di piccioni incazzati ti scambi per l'assessore all'ecologia riempiendoti integralmente di scagazzate cosicché tu debba scappare con l'orologio di Giuseppe fermo ed ingolfato di merda.
Buon viaggio CORNUTO ! !



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Un giorno un amico mi disse:
Il tuo problema è che sai molte cose
nella vita funziona così:


Meno conoscerete e più guadagnerete!
infatti
Se avete avuto qualche difficoltà di comprensione,
ci sono buone possibilità che prima o poi facciate molti soldi.
Se invece sapete e avete capito tutto,
ci sono buone probabilità che resterete sempre poveri.






A proposito di possibili perdite di memoria storica mi sono imbattuto in un bellissimo articolo che vi voglio fare leggere:
Incredibile, finanche Big G se n'è accorta. Dell'annosa (ma che dico annosa, "secolosa"! biggrin) questione me n'ero già occupato qualche annetto fa in queste pagine web. Stiamo rischiando, seriamente, di perdere tutti i nostri contenuti "salvati", i quali tutto sono meno che realmente al sicuro.
A dirlo è (anche...) Vinton Gray Cerf, non un qualsiasi "mister pizza e fichi", ma a mala pena il vice presidente di Google, nonché uno dei padri di Internet: "Stiamo gettando tutti i nostri dati in quello che potrebbe essere un buco nero digitale, quello che non capiamo è che, a meno che non vengano intraprese altre azioni, queste versioni digitali rischiano seriamente di andar perse per sempre: se avete foto a cui tenete particolarmente, salvatele... stampandole".
Bello, no?!?
Noi, inteso come genere umano, è da millenni che "salviamo" i nostri ricordi. Dai i graffiti su pietra ai papiri, dalle antiche pergamene alla più recente carta stampata nelle sue varie implementazioni in sæcula sæculorum, senza porci il problema, in passato, se il ricordo tracciato fosse realmente fruibile in futuro.
E il bello, come dicevo a suo tempo, è che più il sistema di salvataggio è antico più è durato e destinato a durare, più è moderno, più diventa effimero.
Oggi la questione è diventata seria: cosa rimarrà ai nostri posteri del mondo digitale moderno? Siamo sicuri che tra uno o due secoli - e non mi sbilancio oltre - i nostri posteri potranno risalire a quanto succedeva negli anni 2000, allo stesso modo di come noi possiamo "vedere" il 900, l'800, il 700 e i secoli addietro?
 
C'era (?) una volta...



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Obsolescenza digitale, la veloce morte dei bit: cosa resterà di noi?

Obsolescenza digitale, la veloce morte dei bit: cosa resterà di noi?L'ultimo allarme è stato lanciato da Vint Cerf, vicepresidente di Google: software e supporti digitali non hanno vita eterna e così i nostri documenti. Tra qualche secolo sarà impossibile recuperarli e, per risolvere il problema, non ci resta che "travasare" da un supporto all'altro tutti i nostri file. Proprio come i vecchi amanuensi

QUALCHE GIORNO fa ho trovato in un cassetto un vecchio Cd-Rom di Encarta, l'enciclopedia multimediale di Microsoft. Ho provato a farlo girare sul pc ma non ci sono riuscito. "Vecchio" di vent'anni, mica 100, quando il web ancora balbettava e Wikipedia era di là da venire. Certo, smanettando qui e lì e usando emulatori di Windows desueti potrei anche farcela, ma non è questo il punto. Il punto è l'obsolescenza digitale, ovvero bit rot, data degradation, data decay, data rot, software rot. Sono tutte definizioni colloquiali di un fenomeno che può essere fisico, tecnologico e temporale e porta alle stesse conseguenze: i supporti e i software per i dati invecchiano precocemente.

L'ultimo allarme lo ha lanciato qualche giorno fa il vicepresidente di Google, Vint Cerf, che all'incontro annuale dell'American Association for the Advancement of Science ha parlato del rischio di "generazione dimenticata". Cioè l'era digitale potrebbe non lasciare tracce ai posteri, perché tra qualche secolo documenti e immagini del nostro tempo potrebbero essere illeggibili. A causa del deterioramento del software e dei supporti. Poco importa che si tratti di floppy disk (a proposito, chi se li ricorda?), cd, dvd, chiavette usb, schede sd, hard disk, unità a stato solido o cloud.             

E così potremo continuare a sfogliare gli incunaboli in biblioteca, ma tra qualche decennio forse non saremo in grado di leggere gli eBook comprati oggi, giocare con vecchi videogame, vedere le foto e i video di famiglia se non si troverà una soluzione a questo paradosso tecnologico. Vint Cerf non si è limitato a sollevare il problema, che è ben noto a tutti gli addetti ai lavori. Scienziati, informatici, istituzioni culturali, musei e biblioteche lavorano per evitare che il buco nero dell'obsolescenza ingoi la memoria del sapere contemporaneo.

Qualche tempo fa la direttrice della British Library, Lynne Brindley ha ricordato l'esperienza del progetto Domesday avviato nel 1986 dalla Bbc per catalogare la storia del Regno Unito. Furono usati videodischi da 12 pollici, che già quattro anni dopo erano superati, tanto da costringere i tecnici a salvarli su nuovi supporti usando l'unico player sopravvissuto. Che dire poi dei carteggi e della corrispondenza, oggi affidati alle mail e ai social network? Come faranno gli storici a consultarli?

Non è problema che riguardi soltanto la Cultura con la C maiuscola. Anche noi singoli utenti ormai conserviamo tutto in formato digitale. Archiviamo tutto sui supporti digitali, certi di metterli al sicuro dallo scorrere del tempo. Sarà davvero così?

Un paio di anni fa a Firenze, durante la conferenza "Trusted Digital Repositories and Trusted Professionals" organizzata dalla Fondazione Rinascimento Digitale, il prof. Paolo Galluzzi ha ricordato che "un floppy disk da 5 pollici usato nei primi pc aveva una vita garantita non superiore ai due anni e i cd-rom e i dvd riscrivibili non vivono oltre cinque anni, in quanto hanno una parte di componenti che si deteriorano nel tempo. I cd-rom e i dvd con musica e film acquistati nei negozi resistono invece almeno vent'anni perché le incisioni sono meno profonde".

Insomma, supporti ottici, magnetici, dischi fissi e unità a stato solido si degradano a causa di ossidazione, sbalzi di temperatura, influenze magnetiche, cariche elettrostatiche e tanti altri fattori. Quanto al cloud, chi ci garantisce la sopravvivenza delle aziende che ci custodiscono i dati nelle nuvole? Insomma, dobbiamo correre senza sosta per travasare i dati da un supporto all'altro, con software sempre aggiornati, come facevano molti secoli fa gli amanuensi.

Dobbiamo davvero riprendere a stampare tutto per non arrenderci all'ineluttabilità del "secolo dimenticato", come sembra suggerirci il vicepresidente di Google? C'è una spada di Damocle digitale che pende sulla nostra storia.


fonte: repubblica.it




 

 

Benvenuti su questo sito desolato
Purtroppo ho avuto dei "seri" problemi al server
per cui sono ancora alla ricerca del mio passato
che mi possa aiutare a ricostruire il presente
e a suggerire la strada da prendere per il mio futuro.

Lasciatemi una prova del vostro passaggio con un saluto nel Guestbook, e venitemi a trovare
fra un po'... magari ho risolto.

Non posso neanche dirvi: Nel frattempo leggetevi qualche articolo e tutto vi sembrerà più chiaro.
Perchè hanno cancellato tutto ed è rimasto poco, però...


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Intanto guardate questo video.



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Il blog momentaneamente è stato "svuotato", non so da chi e credo che non lo scoprirò mai.

Pubblicato il 28/11/2008 @ 14:27  - Nessun comment Nessun comment - Vedere ? Aggiungere un articolo sul post?   Anteprima di stampa  Stampa pagina

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