Masterbeat e dintorni
No non centra il mio nick, e’ solo una coincidenza, anche se a volte qualcuno si e’ messo in stato confusionale, perche’ mi si conosce e si pensa ma che centra ? Infatti non centra… o forse si ? Boh!
Masterbeat non e’ solo il mio nick, e’ un modo di restare allineati con la musica, la vera musica, quella con la “M” maiuscola.
Musica, come l’arma vincente!
La musica è come l’arte dei suoni. Variare e modulare la propria voce cercando di adattarla alle scelte
musicali è una possibilita’ in più di un istruttore al top. L’abilità di comunicare in maniera adeguata al brano musicale che abbiamo scelto è, a volte, un dono naturale…
Così come c’è la propensione per la pittura, c’è anche quella per la musica, ma non è necessario essere dei “Mozart” per avere un proprio modo di comunicare perfetto, interagendo costantemente con le diverse fasi di un qualsiasi brano musicale.
Ma com’è strutturata di solito una canzone?
Come si distinguono le sue fasi?
Il fatto che un brano sia normalmente suddiviso in struttura o fasi, sottintende che la musica debba rispondere a uno standard piuttosto tecnico e predefinito, anche se di solito alla base esiste una ispirazione anche creativa. Il primo concetto fondamentale è quello di “tempo musicale…” che cos’è? E’ una frazione matematica (3/4, 4/4, 3/8 ecc.), che si trova scritta sempre all’inizio di ogni partitura. Individuare il tempo di un brano è una cosa essenziale per poterlo “contare” e per poterci inserire all’interno in modo perfetto le andature.
Solitamente nell’indoor cycling (ma di solito in ogni disciplina del fitness), la musica più utilizzata perchè anche più orecchiabile è quella espressa in 4/4. Questo significa che ogni battuta musicale (quella porzione di pentagramma compresa tra le due stanghette verticali), deve contenere sicuramente figure musicali (note e pause), per il valore complessivo di 4/4. Quattro semiminime, del valore di 1/4 l’una danno per l’appunto 4/4. Ognuna di queste semiminime corrisponde precisamente ad un beat, cioè un battito (che non si deve confondere con la battuta musicale detta anche misura). I beat per minuto (bpm), indicano la velocità del brano, altro elemento indispensabile per la scelta dell’andatura che possa corrispondere a quel brano o a una precisa fase del brano stesso.
Un altro ancora concetto fondamentale del linguaggio musicale è la frase. Così come nel normale linguaggio verbale, la frase musicale serve di solito ad esprimere un concetto, un pensiero definito. Per esprimere questo pensiero sono necessarie due battute o per meglio dire misure consecutive. Nel caso di un tempo in 4/4 avremo:
1, 2, 3, 4 (come prima misura) – 5, 6, 7, 8 (come seconda misura) = una frase musicale.
Quale opportunità migliore per inserire alla perfezione una serie di jump? Più frasi in sequenza (quattro quasi sempre), formano un periodo ovvero un ciclo musicale costituito da 32 beat (4 frasi x 8 beat ognuna).
Il primo di questa serie di 32 si chiama masterbeat poiché è il “capo”, il più significativo. Spesso il masterbeat è preceduto da una pausa o da una forte rullata di tamburo che serve ad aumentarne l’importanza. Quando la musica è strutturata in questo modo ( una successione regolare di periodi da 32 beat ), si dice che quel dato brano è “quadrato”.
Scegliere questo tipo di brani facilita molto il lavoro di un istruttore.
Attenzione però perchè: alcuni brani possono nascondere molte insidie: i temutissimi extra-beat! A volte infatti, per aumentare l’impatto emotivo di un periodo musicale, l’autore del brano sceglie di ritardarne l’attacco ( masterbeat ), di un numero di beat che difficilmente si può prevedere. Se il brano in questione viene utilizzato per proporre, ad esempio, dei jump potremmo trovarci in forte difficoltà nella loro attuazione perchè gli extra beat ci manderebbero inevitabilmente…… diciamo così….. fuori quadratura.
Un’ottima idea potrebbe essere quella di “tagliare” i beat di troppo con dei software specifici ma a volte effettuando questi tagli potrebbe rendere più eccessivamente banale il brano. La cosa migliore potrebbe essere quella di studiare il brano, memorizzare eventuali extra beat e magari sfruttarli (e perché no?), evitando quindi ogni sgradita sorpresa!
Diciamo che utilizzare bene un masterbeat è fondamentale.
Esso dovrebbe sanciree i momenti di passaggio da un’andatura a un’altra (salita seduto – salita in piedi ad esempio), oppure ancora delle piccole variazioni di intensità. Per i più esperti, gli attimi che precedono un masterbeat possono essere ideali per dare un comando o un incoraggiamento.
Possiamo quindi rie che non valorizzare degnamente un masterbeat è un’occasione persa… un momento speciale sprecato malamente!
Non crediate che i vostri allievi non notino queste sottili differenze. Anche se non capiscono nulla di musica avranno un maggiore indice di gradimento verso l’istruttore che, oltre ad avere doti di simpatia e disponibilità, avrà anche più musicalità. Il linguaggio della musica è emozionale e arriva a tutti indipendentemente dal livello culturale di una persona.
Supponiamo che abbiate scovato una brano perfetto per una salita: introduzione cupa,
inquietante, spettrale, vento e pioggia di sottofondo…
poi il ritmo. Percussioni africane scandiscono un loop quasi ossessivo a cui si aggiungono
nuovi strumenti ad ogni periodo musicale.
L’atmosfera si riempie, diventa carica, irresistibile, forsennata… ci siete? Come valorizzare una risorsa comunicativa così forte? Io farei così.
• Introduzione – parlo piano con voce bassa e calda, descrivo il lavoro: “Salita, intensa. Preparati… respira, svuota la mente e riempi i muscoli. Sarà dura ma ce la farai!”
• Parte il ritmo – la voce sale di tono e di intensità, comincio a caricarli. “Comincia la fatica, gestiscila, non farti sopraffare… continua così!”
• Il ritmo sale – la voce ora è forte, non urlo ma mi faccio sentire! Li carico: “… Siete i più forti! Non potete cedere! Avvicinatevi ai vostri limiti!…”
• Il brano raggiunge il suo culmine musicale e poi, piano piano, sfuma – “Ancora un passo!!!… ci sei!… Bravo, ce l’hai fatta! Hai raggiunto la vetta… adesso rilassati un attimo e goditi il panorama!”
Attenzione però, perchè una caratteristica che maggiormente contraddistingue un istruttore da un altro è proprio lo stile comunicativo.
Il mio esempio funziona se chi lo applica si riconosce in questo stile. Non cercate solo di imitare l’istruttore “bravo”, ma valorizzate il vostro stile e sarete voi fonte d’ispirazione per gli altri!
Miei pensieri mischiati con quanto trovato dalla rete



ciao trovo splendido il modo in cui hai spiegato tutto…solo una cosa il mio problema è spiegare l’esercizio e avere il conto delle battute nello stesso tempo. cioè mi perdo sarà perchè non ho mai lavorato con la musica ??consiglio
Intanto credo che se non si ha una esperienza musicale, o quantomeno la piena coscienza delle basi musicali, verra’ difficile a chiunque tenere il conto delle battute, intese come battute musicali, se invece per battute si intentono le mie battute spiritose, allora non serve nessuna base, ma solamente un po’ di ironia mischiata con una voglia di vivere spensieratamente.
Ora io non sono certamente la persona adatta a dare una spiegazione di che cosa e’ la vita, l’amore, la poesia o meglio ancora la musica, ma per poter contare le battute “musicali” in maniera “primitiva”, si potrebbe usare un piccolo trucco, allenarsi a contare 1-2-3-4-1-2-3-4 a mente, mentre si suona battento i quarti.
In fondo in fondo, come da Wikimedia, per Battuta o misura che dir si voglia, si intende la somma dei valori musicali contenuti fra due stanghette verticali nel pentagramma: questa somma si sviluppa in base al tempo stabilito. E credo che anche qua vale il detto: “cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia”(chissa’ come mi vengono), al massimo puo’ venir fuori un pentagramma stramballato.:)